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È il momento di investire in salute mentale

“Nonostante siamo in grado di riconoscere il peso economico e globale dei disturbi mentali (misurato in anni di vita persi per disabilità e mortalità), far leva su queste preoccupazioni per mettere in piedi di conseguenza un piano di investimenti per la salute mentale globale è una sfida non facile da intraprendere”, a parlarne è Paul Summergrade della Tufts University School of Medicine, in un editoriale pubblicato ad Agosto su Lancet Psychiatry.

Ma ai disturbi mentali continua ad essere destinata una parte esigua delle spese sanitarie nazionali, mentre garantire più salute mentale deve diventare una priorità nonostante ponga sfide difficili. Probabilmente a pesare sul mancato investimento sono i dubbi sui dati di prevalenza dei disturbi mentali, a cui si aggiunge il peso dello stigma. Infine, pesano anche i dubbi sull’efficacia e la fattibilità degli investimenti che continuano a ostacolare gli interventi necessari su vasta scala per investire in salute mentale.

In questo quadro la ricerca promossa dalla OMS (Chisholm et al, 2016), pubblicata sempre su Lancet Psychiatry, è molto importante: condotta in 36 paesi a basso, medio e alto reddito, ha misurato le spese associate ai trattamenti e i ritorni in termini di salute, stimando costi e guadagni tra il 2016 e il 2030.

Depressione e disturbi d’ansia: quanto conviene investire nelle cure?

Chisholm e colleghi si sono concentrati sulla depressione e sui disturbi d’ansia, disturbi ad alta prevalenza e molto invalidanti, che si traducono inevitabilmente in una maggiore sofferenza umana e in minore salute, ma anche in maggiori perdite sul piano economico. Per la prima volta, utilizzando lo strumento OMS OneHealth, hanno quantificato gli investimenti necessari per portare a livelli minimamente accettabili le cure per la depressione e i disturbi d’ansia in tutto il mondo. Hanno stimato il costo di investimento necessario per arrivare all’80% della popolazione mondiale tra il 2016 e il 2030 in 141.000.000.000 dollari, pari a meno di 10 miliardi di dollari all’anno in media. L’estensione dell’applicazione al restante 20% della popolazione mondiale che non vive nei 36 paesi rappresentati nello studio aumenterebbe il costo di circa il 25% per arrivare a una cifra pari a 184.000.000.000 di dollari.

Per l’intervento è stato utilizzato come guida il WHO Mental Health Gap Action Programme (mhGAP) che presuppone l’utilizzo di medici non specialisti, infermieri e operatori sociosanitari. Per valutare il ritorno sugli investimenti sono stati considerati due endpoint:

  • I vantaggi economici (per esempio, una maggiore produttività).
  • Il valore figurativo degli anni di salute migliorate.

I dati hanno permesso di stimare che un rapporto tra benefici e costi pari a 2,3-3,0 a 1, considerando solo i problemi della forza lavoro. E che quel numero aumenta a 3,5-5,7 a 1, includendo il valore implicito in anni di salute guadagnati.

La ricerca ha stimato che a fronte di una spesa di 147 miliardi di dollari, ci sarebbe un ritorno economico pari a 310 miliardi di dollari sotto forma di anni di vita in salute, 230 miliardi di dollari in termini di produttività altrimenti persa per via della depressione e 169 miliardi di dollari di produttività che andrebbero persi per via dell’ansia.

Investire in salute mentale potrebbe quindi avere ripercussioni significative sull’economia globale: in sostanza per ogni dollaro investito in servizi ai cittadini per il trattamento dei disturbi mentali se ne potrebbero ricavare 4.

Depressione e disturbi d’ansia: come investire

Nonostante milioni di persone in tutto il mondo soffrano di disturbi psichiatrici, la salute mentale è ancora relegata nell’angolo, mentre è evidente che dovrebbe diventare una priorità sia in termini di salute pubblica sia in termini di sviluppo economico e sociale. Che cosa dovrebbe essere fatto dunque per favorire investimenti più cospicui da parte dei governi e delle organizzazioni non governative per rafforzare l’infrastruttura di salute mentale globale?  In primo luogo, è fondamentale riconoscere che, anche restando prudenti nel formulare le stime, è sostanziale il peso economico dei disturbi mentali, che si traduce in spese mediche per la cura, disabilità, vita perduta, e perdita di produttività.
“Curare la depressione e l’ansia ha senso in termini di salute e benessere; questo nuovo studio conferma che ha senso anche dal punto di vista economico”, ha commentato Margaret Chan, direttore generale dell’OMS. “Ora dobbiamo trovare un modo per assicurarci che l’accesso ai servizi per la salute mentale diventi una realtà per tutti gli uomini, le donne e i bambini, ovunque vivano”.

 

A cura di Norina Wendy Di Blasio

Fonti

 

 

 

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