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La voce delle donne sulla salute mentale perinatale

Per rimarcare l’importanza della giornata internazionale della donna, nel 2016 il Royal College of Obstetricians & Gynaecologists ha promosso un’indagine con l’obiettivo di saggiare meglio le esperienze delle donne con i servizi di salute mentale perinatale nel Regno Unito nei cinque anni precedenti.

Il risultato di questa iniziativa è il Maternal Mental Health—Women’s Voices, un rapporto che dà voce a più di 2300 donne a proposito della loro salute mentale nel periodo che precede e segue il parto. Emerge un vissuto femminile che evidenzia l’urgente necessità di migliorare la assistenza psichiatrica delle madri, soprattutto nel periodo che precedere, accompagna e segue la maternità.
Fino ad una donna su cinque sperimenta problemi di salute che riguardano la sfera mentale durante la gravidanza o entro un anno dal parto, spesso senza alcun pregresso simile. Nel periodo dal 2012 al 2014, un quarto di tutti i decessi materni nel Regno Unito, tra le 6 settimane e 1 anno dopo il parto, presentava un legame con la salute mentale, con il suicidio. Ma, nonostante dai dati emerga un urgente bisogno di sostegno alle neo madri o future madri, il rapporto evidenzia gravi incongruenze nella cura della salute mentale perinatale nel Regno Unito.

“Sappiamo che il suicidio è una delle principali cause di morte materna e che questo rappresenta la punta di un iceberg di sofferenza che è stato ignorata per troppo tempo” ha dichiarato Alain Gregoire, Presidente della Maternal Mental Health Alliance. “Nonostante il potenziamento dei finanziamenti, gli operatori sanitari – dai medici di medicina generale agli infermieri ai terapisti e gli specialisti – che sono in prima linea per fornire assistenza nell’ambito della salute mentale perinatale sono sotto pressione, e, la metà le donne incinte e neo mamme del Regno Unito non ha accesso alle cure di cui ha bisogno”. C’è qualcosa da fare.

Cosa emerge dalla ricerca?

Nel rispondere alla survey, le donne hanno evidenziato soprattutto di non ricevere informazioni sufficientemente chiare in generale riguardo i problemi di salute mentale ai quali possono andare incontro nel periodo perinatale. Inoltre, molti operatori sanitari continuano a relegare il problema esclusivamente alla depressione post-parto, respingendo o negando gli altri sintomi. La “normalizzazione” del cosiddetto baby blues rischia di rendere per le donne più difficile chiedere aiuto; lo stigma verso la malattia mentale e la convinzione che gli operatori sanitari non potessero o non sarebbero stati in grado sono tra i primi tre motivi elencati da chi si sentiva a disagio nel parlare del proprio malessere o nel chiedere aiuto.

I timori delle donne non sembrano essere smentiti dai numeri. Sono l’81% le donne che dichiarano di aver sperimentato almeno un episodio di disagio mentale durante o dopo la gravidanza; si va da disturbi dell’umore, vissuto da più di due terzi di queste donne all’di ansia che riguarda circa la metà di loro, alla depressione, vissuta da poco più di un terzo. Oltre la metà di queste donne, ben il 55%, non è stato indirizzato verso un consulto specialistico. Solo il 7% ha avuto un’esperienza diversa, velatamente positiva, ovvero è stata indirizzata durante o dopo la gravidanza verso un consulto specialistico, con tempi d’attesa per la visita estremamente variabili (quattro settimane per il 38%) e fino ad un anno per ottenere una prescrizione, non sempre garantita. I lunghi tempi di attesa hanno portato alcune donne a rivolgersi al privato o a ricorrere ai farmaci, rivelando anche poco allineamento tra gli operatori sanitari sull’opportunità di prescrivere e somministrare farmaci durante la gravidanza o l’allattamento. L’indagine ha inoltre rivelato che il 12% dei partner delle donne ha sperimentato un problema di salute mentale durante o dopo la gravidanza ricevendo poco sostegno.

Pubblicata esattamente 2 settimane prima della Giornata internazionale della donna, la relazione mette in evidenza la necessità di raggiungere parità nei diritti alla salute mentale e fisica. Le mancanze che si evidenziano nel contesto della salute mentale perinatale sarebbero inaccettabili in qualsiasi altro ambito della salute materno-infantile, e devono essere affrontate.

Dare pari dignità alla salute mentale e fisica è fondamentale”, ha dichiarato il professor Lesley Regan, presidente del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG). “C’è ancora molta strada da fare per affrontare lo stigma associato alla salute mentale: non è colpa di nessuno se si sviluppa una malattia mentale e come società abbiamo bisogno di rafforzare questo messaggio costantemente”.

 

A cura di Norina Wendy Di Blasio

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